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My pictures at an exhibition
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My pictures at an exhibition - Vito Di Modugno
My pictures at an exhibition
Succede che l’estro di un artista sia profondamente influenzato dagli incontri. Inizi e fine di un sentimento nei confronti di un amico, di un parente, di un altro artista verso il quale si nutre profonda stima è l’origine della poetica creatrice di capolavori. Succede che intorno al 1870 Modest Petrovič Musorgskij stringa un profondo legame artistico ed amicale con il pittore e architetto Viktor Aleksandrovič Hartmann e, in seguito alla prematura morte e ad una visita ad una sua mostra postuma, gli dedichi un’intera suite pianistica: “Quadri da un’esposizione”. La particolarità di tale opera, tra rottura con la tradizione e connubio con il folklore russo, sarà motivo d’incontro fra i musicisti dei generi più disparati, da Ravel a Segovia, dal rock progressive degli Emerson, Lake and Palmer al metal dei Mekong Delta. Succede poi che un importante musicista, fra i migliori organisti al mondo secondo la rivista “Downbeat”, nonché formidabile bassista, incontri Musorgskij nel suo cammino di artista affamato di ispirazioni e nella sua profonda esperienza tra musica classica e jazz. Vito di Modugno con il suo ultimo (capo)lavoro “My Pictures at an Exhibition” aggiunge un’ulteriore perla nella sua sconfinata discografia, riproponendo quasi l’intera suite dei quadri (ad esclusione dei due “Balletto dei pulcini nei loro gusci” e “Il mercato di Limoges”) con un linguaggio jazz, senza discriminare echi classici e rock. All’appuntamento con questa magnifica fatica musicale non mancano i suoi amici e collaboratori di sempre. Michele Carrabba, sassofonista tenore (ma qui anche nei panni del sax soprano, baritono e clarinettista basso!) puntuale e preciso nelle difficilissime interpretazioni della suite e formidabile solista ‘coltraniano’ durante le improvvisazioni jazz. Pietro Condorelli, chitarrista jazz di comprovata fama che qui ben si districa tra afflati rock progressive con chitarra distorta e momenti di solismo e comping jazz e fusion. Massimo Manzi, mito assoluto della batteria jazz in Italia e nel mondo, versatilissimo musicista, diviene qui un motore fondamentale e perfetta connessione tra passato e futuro del jazz (e non solo). Di un altro incontro, fondamentale, si potrebbe parlare riguardo l’esercizio di stile che fa da colonna vertebrale all’intera riproposizione dei ‘Quadri’, sotto le sapienti dita di Vito Di Modugno: quello tra i canoni classici, il rock progressive e il jazz moderno. Brani come “Gnomus”, “The old castle”, “Tuileries”, “The great gate of Kiev”, “Con mortuis in lingua mortua” o quello a firma di Greg Lake “The Sage”, sono rivisitazioni esemplari di jazz moderno fra contaminazioni rock, funk, fusion e riecheggi della suite classica. Altri come “Baba Yaga”, “Bydło”, “Samuel Goldenberg und Schmuÿle”, “Catacombae” e “Back to the old castle” sono brani fortemente orientati verso istanze più propriamente rock progressive, senza mai sembrare una copia sbiadita di quell’opera che fu degli EL&P ma, anzi, ricucendo una trama avvincente e reinterpretando il sé dell’esperienza jazz con le sue debite contaminazioni. A quest’opera resa in maniera incredibilmente magistrale, si aggiungono tre brani originali di Vito Di Modugno: “Modest”, una dovuta dedica allo stesso Musorgskij, un gospel emozionante che, come una preghiera, diventa il linguaggio senza tempo per un saluto ad uno stimato collega; “To Keith” un altro incontro, stavolta con Keith Emerson, ancora un commiato ad un grandissimo musicista tra intenzione modernista ed inserti elettronici (grazie anche al drum programming di Pasquale Strizzi), mettendosi così al pari di un assunto caro a tutti e tre gli artisti citati: creare modernità e fare avanguardia; “Nina”, un altro affettuosissimo saluto, un altro incontro lungo una vita con un considerevole bagaglio di sentimenti, esternati in un brano per solo piano, emozionante e commovente, che Vito Di Modugno scrive per la madre recentemente scomparsa. Quest’ultimo va a chiudere ed impreziosire ulteriormente l’album, in cui ogni brano è una passeggiata culturale ed emozionale in un’esibizione dei più svariati stilemi musicali e delle esperienze dei migliori musicisti sulla scena e dove, alla fine dei suoi quasi 65 minuti, l’incontro totale e definitivo è nella sublimazione tra il corpo (l’orecchio) e la mente dell’ascoltatore e l’animo profondamente suggestivo di “My Pictures at an Exhibition”. Look the video promo: https://www.youtube.com/watch?v=9GIG_o05ooA

Artisti
Carrabba Michele - tenor and baritone sax, bass clarinet
Strizzi Pasquale - drums programming on track 13
Manzi Massimo - drums
Condorelli Pietro - guitar
Di Modugno Vito - hammond, piano, fender Rhodes, bass

€12.90
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